giovedì 10 dicembre 2009

Tempi moderni (nero)

Ritorni e ti senti leggero, e credi di sapere il perchè. Quel perchè ti accompagna per tutto il giorno e la notte e lo si trasforma, lo si visualizza, ci si gioca, si inventa. E' un buon perchè e la leggerezza è sempre desiderata.
Ritorni in ufficio, al tuo lavoro e ti senti leggero, e credi di sapere il perchè.
Accendi il pc. Nero.
Riavii. Nero.
Sigaretta. Fumo. Pensieri e i perchè si accavallano.
Riprovi. Nero. Cerchi indizi, supposizioni, prove. Un biglietto: "corto circuito, tutto è andato perso, non c'è nulla da fare".
E la leggerezza ha davvero il suo perchè, ora.
Anni di foto, scritti, poesie, ricordi. Tutto in digitale. Maledetti tempi moderni.
Esteban non avrà più un finale, mancava l'ultimo respiro e poteva riposarsi, finalmente. Il numero sette aveva fatto passi da gigante. Anni di dispersioni notturne cancellati per sempre. Conversazioni che rileggevo (volentieri?).
Tre anni di me, non esistono più.
Ne sono contento. Finalmente mi sento davvero leggero e ne conosco il perchè.

mercoledì 2 dicembre 2009

Di-spersioni (non) random

Finito, ora. Sapevo di farcela. Ciò che si comincia lo si porta sempre a termine, prima o poi.
[chissà se con un buon cannocchiale magari si riesce a vedere la statua della libertà]

Un regalo a voi prima di andare, in risposta ad un quesito che mi fu posto diverso tempo fa.

Le finestre rotte / 03






















> Son qui a fumare
< Sei sveglio?
> Si, credo di si
< Cosa pensi?
> Quello che vedo

[Track 03 - Diferente - Gotan Project]

lunedì 30 novembre 2009

Camera con vista

- cosa stai guardando?
- la Jugoslavia
- ma non si vede da qua, vedi solo mare!
- io me la immagino. A scuola la professoressa diceva che era la polveriera d'Europa. Infatti poi è scoppiato un gran bel casino lì. In pochi anni tutto è cambiato, tutto è ritornato com'era prima, o quasi, prima di Tito.
-  hai sempre avuto una gran memoria tu, riesci a ricordare particolari di anni fa. Come quella volta a Pesaro, sei riuscito a trovare la stessa pensione di 23 anni prima, di notte e senza più l'insegna. Pensione Alba, ricordi? Io guidavo e tu con gli occhi chiusi mi facevi da navigatore. Mi hai un pò spaventato, per un attimo, guardandoti, ti ho rivisto bambino. E poi Alfredo. Ma come facevi a sapere che ero io?
- Sensazioni. Appena ho letto il nome ho pensato a te.
- "Amami Alfredo", ma pensa te.
- Dopo l'opera non facevi altro che cantare quel brano. Ecco perchè ho subito pensato a te
- Vogliamo andare a Parigi tra due settimane?
- Gli innamorati tristi vanno a Parigi
-Ah si? E dove vorresti andare?
- Lisbona, giusto per un caffè
- Ed ora perchè non ritorni a letto a baciarmi ancora?
- ma quanti baci vuoi?
- tutti quelli perduti. Di-spersi.
- e tu, me la canti ancora?
- si

giovedì 26 novembre 2009

Mutevolezza

I pensieri richiamano momenti diversi nel tempo, nella memoria, nell'essere divenuto ciò che non avresti mai voluto. Disperdersi ancora non ha più senso se colui che si ritrova ogni volta è immutabilmente se stesso.
Si perdono pezzi per strada e nel momento di ricomporsi si scopre che nulla è mutato. Mai un tassello fuori posto, fuori luogo, non tuo ma rubato nei lunghi percorsi delle parole. L'abitudine sovrasta la mutevolezza delle cose e colui che si immagina diversamente dannato è invece predestinato ad un triste futuro. E' già scritto, la lotta finisce sempre con lo sfinimento dell'animo e del corpo e pur di salvarsi si sottoscrivono compromessi impensabili ma che la mente cerca di fa propri, di trovare adeguate giustificazioni, di allinearsi antropologicamente a ciò che si appartiene.

Così un giorno ti svegli e comprendi che le parole che hai sempre allontanato, quei tristi discorsi dei parenti, riuniti attorno al camino nei giorni di festa, si riscoprono veritieri. Un sorriso e sai che sei perso per sempre. E non servono distrazioni quotidiane, non servono amanti o fughe improvvise, perchè si ritorna sempre. Perchè colui che un tempo si credeva cinico e amorale si ritroverà con una famiglia da mulino bianco pronta a farsi fotografare al matrimonio dei cugini. Sorridente, felice nel nascondere la propria tristezza. Amen.

martedì 24 novembre 2009

Solo

Di ritorno senza mai andare. Solo fermarsi. Solo respirare. Solo far finta di vedere. Solo.
Persino l'ultimo degli irriducibili si è stancato di urlare il mio nome. Qualcuno passa di tanto in tanto, si sofferma a leggere. Pochi oramai, qualcuno è di troppo, non gradito.
Mi soffermo su gesti genuini, sull'inarrestabile flusso di idee impazienti. E' creativo il tempo in solitudine, Dio di scelte desiderate da tempo, ramingo di ricordi lontani, felici, pienamente vissuti.
Mi ri-sveglio e leggo di lei, lei che sogna di me, ancora e ancora io e lei.
Non serve più ricordarla nel nome di un bar.

sabato 7 novembre 2009

Preferisco il rumore del mare














Sono stanco dei giochi sporchi. Stanco di immischiarmi nel putrido fango delle falsità. La puzza di quella lenzuola, quel corpo privo dell'animo che vi ci dormiva. E' questo quello che mi porto dietro, quell'odore sgradevole, nausenate.
Sono stanco di vivere nei versi di personaggi irreali, di nascondermi in frasi costruite ad arte.
Stanco di questo posto non più mio, di parlare di colui che assomiglia a me che di me più nulla ricorda. Di questo corpo dilaniato da ferite che più non ri-conosco.
Nulla più mi appartiene, in nessun luogo mi ritrovo. In nessun posto dimoro.
Far finta di non sapere, girarmi dall'altra parte alla vista del pugnale pronto a colpire. Sono stanco anche di questo. Delle falsità ripetute a regola d'arte.
Stanco di inseguire vite patetiche dai destini asserviti all'avvenire. Stanco di me, che fino alla fine ho voluto credere a false testimonianze.

Preferisco il rumore del mare.
Quel mare dell'est registrato mentre cantava la sposa, e lo faceva  per me. In quella notte tutta nostra la sua voce confondersi con quel rumore.
Preferisco chiudere gli occhi, adesso. Ascoltando(la). Risvegliarmi chissà dove senza più nulla che mi appartiene. Nudo
Sono stanco, davvero. Stanco di tutto ciò.
Preferisco chiuderli i miei occhi, appartenendomi altrove.
Preferisco così il rumore del mare.

venerdì 6 novembre 2009

Al balcone, di notte

Ho sorriso stanotte. Ho sorriso affacciato al balcone. Notte serena prima di dormire. Fumo guardando i pensieri schiantarsi contro la facciata della chiesa difronte a me. Ascolto i rumori annullarsi nella quiete.
Un'auto da lontano.
Svolta nella strada, rallenta mentre al volante una donna guarda in alto. Guarda al quarto piano, a quella luce accesa sul balcone. Mi vede e fa finta di nulla, accellera e sparisce via nell'oscurità.
Io sorrido perchè so che sei tu, perchè so che stanotte, ancora una volta mi hai cercato. Non ti dirò nulla quando ti vedrò, farò finta che quella non era casa mia, non era il mio balcone, che la luce era spenta ed io non fumo più da due anni. Tanto lo so che tu dirai che non eri in città, stanotte. Mi dirai che non hai un'auto, anzi sono sicuro che dirai che ti hanno ritirato la patente per sei mesi e che stanotte eri con l'uomo con il quale non hai una relazione, che non hai mai visto in vita tua.

Quell'uomo sul balcone, che fumava non nero io.
In quell'auto che rallentava non c'eri tu.
Vado a letto, sorridendo incredulo. Chiudo gli occhi e penso che questo gioco non mi appartiene più.

martedì 3 novembre 2009

Esteban/09

 Si prese una pausa per un caffè, ma non sapeva da dove iniziare. Aveva parlato poco in quei giorni, poche parole alcuni errori. Esteban non aveva iniziato molto bene. Allora solo un caffè, preferì starsene zitto con il cuore e sorseggiare il nero, fumò e andò via, per sempre. Non complicò la cosa, la uccise sull’intenzione. Esteban aveva il cuore a pezzi e parlava a tratti e non c’erano ponti, ma il sangue si fermava lungo la diga.


Poche, sconnesse parole
I pensieri frenavano le intenzioni
Le intenzioni non avevano intenti
Parlare per poi ricominciare
Tessere qualcosa di invisibile
Sperare nei buoni intenti
Che il cuore si rimettesse a battere
il sangue a scorrere
ma la bocca frenetica
sorseggiava solo boccate di fumo
mentre il nero nel fondo
mi diceva che era ora di andare
per sempre
ricominciare ad amare, ma cosa?

sabato 31 ottobre 2009

nel letto

Il numero 7 era sdraiato nel suo letto. Chiuse le imposte per resatare al buio, da solo.
Ripensava a quello che era accaduto e non riusciva a trovare una degna spiegazione logica. Se ne era andato, ma perchè? L'avevano cacciato, ma perchè? E' stato per la sostituzione, o per altro? L'allenatore ha fatto di tutto affinchè lui se ne andasse, e lui se n'è andato poichè l'allenatore l'aveva costretto a farlo. Ma nessuno dei due conosceva il vero motivo, ne tantomeno il numero sette.

Quanti mondi può produrre una mente in angoscia? Arrovellarsi per cosa?
Aveva bisogno di costruirsi un pensiero felice. Era rimasto ancora in quella città sconosciuta e si sentiva solo. Solitamente la notte, quando non riusciva a dormire, pensava al calcio, la sua passione. Pensava a strabilianti azioni sulla fascia e il pubblico entusisata di lui lo acclamava. Ma ora era proprio quello che lo faceva stare male, ciò che amava. E a cosa pensare? Pensò allora a qualcosa che aveva amato, in passato. A qualcuno che aveva amato intensamente. Lei che non è più tornata, se non come un pensiero felice, sereno. Di ciò che è stato amorevole e amorevolmente, senza inganni, è morto.

Il numero 7, sdraiato su quel letto, pensò a lei. A quando una notte, mentre già dormiva, stanco dall'estenuante allenamento, arrivò un suo sms: "chiamami e ascolta, non parlare".
Lui chiamò, tre squilli e sentì la connessione dall'altra parte. Musica. Si sentiva della buona musica. Jazz.
Non conosceva il compositore ma gli piaceva la musica. E non era questo ciò che importava. Ma lei che aveva fatto in modo che lui, in quella notte, potesse stare seduto al suo fianco, in quel concerto, ad ascoltare quella pregevole musica.
Mise gli auricolari, chiuse gli occhi e si immaginò di stare lì, accanto a lei con le mani unite tenute nascoste sotto al tavolino. La amò quella notte, la amò intensamente e si accorse, per la prima volta, di quanto lei amasse lui. Di quanto le sarebbe costato poi quel gesto d'amore.

venerdì 30 ottobre 2009

Postumo/02

Scena 1, interno notte. Una casa.
Si ritrovano sul letto parlando con ironia mista a dolcezza. Frecciatine, mezzi sorrisi, sapere e non sapere. Lui raccontava di sè, nel mentre lei scrive ad un'altra persona attraverso il pc, dice di lui, ironicamente lui.
Poi sul letto, l'accarezza dolcemente il viso e i capelli, biondi.
-se te ne parlo ti incazzi?-, promette di no e lei cominciò a parlare:
-"non sei mai stato geloso, mi hai dato sempre troppa libertà ed io attraverso alibi creati a misura mi cerco altre emozioni, sono fatta così...
- ma quindi, dimmi la verità, anche prima di agosto ...?
- si.
- stronza che non sei altro, lo sapevo...
e ci va giù di brutto, lei incassa e rimanda al mittente parole offensive, si litiga sempre più, l'uno addosso all'altro, violentemente fanno all'amore, il suo piacere sul viso, di lei.

Mi sveglio di colpo, testa che gira, cuore a mille, crampi allo stomaco. Il dolore al ventre mi piega in due, vomito in bagno. Non ho chiesto io questo sogno, non lo volevo. Che storia mi state raccontando? Quando finiranno questi maledetti malpensieri? Non lo so, ma spero presto, non riesco più a conviverci.

Sono ormai arrivato al limite, dal quale non si può più tornare indietro. Aspiravo ad altro, a dire il vero, ma anche questa è una meta, non desiderata ma sempre lo è. Intanto non giudico, ma prendo atto di quello che vivo, di quello che provo.
A volte non vi è più modo di tornare indietro. È quello il punto al quale si deve arrivare.

Martedì 20 ottobre, primo pomeriggio circa 

Edit: Oggi zero voglia di lavorare. Sono già in partenza.

mercoledì 28 ottobre 2009

Il Sakamoto che non ti aspetti

Una busta gialla, all'esterno una scritta, a penna:"li lascio qui da qualche parte, era una mia presuntuosa sorpresa per te. Buon concerto.".

La trovo nella rossa valigia lasciata incustodita da almeno due mesi sul comodino. Lilì nel pomeriggio vi ci aveva trovato dimora sicura e così cercando la gattina è uscita fuori questa busta, da me dimenticata. La vedo e non ne ricordo il contenuto, la prendo in mano e vedo:

"via, di corsa. Porta chiusa, rossa in mano. Stazione. Un biglietto. A che ora c'è il treno? Ma guardi il tabellone, mi faccia il piazer. Infilo il biglietto nella rossa, ci vuole tempo. Binario. Obliteratrice. Sfilo il biglietto. Sakamoto, 31 Ottobre, Treviso. Uno, due biglietti. Mi guardo intorno. Compro la busta, sigarette e caffè. Mi siedo e fumo. Mi siedo e scrivo. Mi alzo e cammino. A ritroso. Portone, verde, piccolo. Scale. Busso. Porta che si apre. Perchè sono qui? Perchè ancora qui? Farfuglio. Incomprensioni. Sguardi lontani, visi rivolti, altrove. Richiudo la porta. Stazione. Treno. Casa. Sakamoto nella rossa. Sakamoto nella rossa per due mesi, dimenticato".

Ecco qui il perchè di quei biglietti ancora nella mia camera, nella mia valigia pronta per ripartire, indumenti estivi.
Sabato. Tra poco. Presuntuoso. Molto.

A.A.A. Vendo biglietti per concerto di Sakamoto a Treviso, sabato 31 Ottobre corrente anno.
Venghino signori venghino.

martedì 27 ottobre 2009

si bbracciavano



Amici degli amici degli amici
Non ci si allontana perchè va di moda, non si spegne un mondo solo per il gusto di farlo. Ci sono motivazioni che tengo per me. Pietro disse tre NO ed è menzionato nel Vangelo, a me ne sono stati detti quattro. Dovrei scrivere un vangelo anche io? Proprio per non farlo mi sono defilato.
Quello che pensavo tempo fa lo penso ancora oggi, indipendentemente dagli eventi.
Non vi disturbate, grazie, non c'è nessun trofeo. Nessuno vince.
Questo non è il grande fratello.

lunedì 26 ottobre 2009

stati di lucidità (mentale?)

Nei miei alternati stati di lucidità (mentale?) mi sento chiamare per nome. Proseguo oltre non ascoltando(mi), da solo. Vedo gente, non desiderata, entrare nella mia casa, sapendo di me ciò che io mostro, non di me. Non ascoltado(mi), bendato di isterici tremolii, proseguo oltre, da solo. Tanto oramai ho Lilì.

Benvenuta Lilì

venerdì 23 ottobre 2009

Le finestre rotte / 02


> Riesco a vedere di me, qualcosa che...
< che non conosci?
> mi perdo, stancamente
< quello che vedi è scritto sotto falso nome
> mi chiami?
< non posso, no. Non voglio

giovedì 22 ottobre 2009

Postumo

(di un venerdì di metà ottobre)

Allo specchio, nello spogliatoio:
Odio i vagabondi, che non ritornano più alla propria casa. Odio i religiosi poichè sperano in una vita migliore. Odio chi cammina tenedosi per mano, perchè io non ho nessuna mano da stringere nè una bocca da baciare. Odio gli omosessuali, perchè hanno compreso il loro essere. Odio i buoni di spirtio, che hanno sempre una parola di conforto. Odio gli arrivati, io che sono un includente. Odio chi ha denti bianchi e un sorriso smagliante. Odio chi a trentatre anni è già un uomo. Odio i calciatori ricchi e famosi, quanto avrei voluto essere uno di loro. Odio chi dà il buongiorno al proprio padre, io che è da anni che non posso farlo. Odio mio padre, che ha voluto smettere di esserlo. Odio gli assassini perchè riescono a decidere della vita e della morte. Odio i giudici. Odio le persone sole che hanno sempre un motivo per rimpiangersi. Odio gli infelici. Odio chi è felice. Odio chi prova rabbia, perchè cerco sempre di giusticare le altrui azioni. Odio chi non ha mai amato, odio chi non riesce a piangere. Odio chi ha l'auto bella, io che cammino sempre a piedi. Odio chi è ricco. Odio il povero, che riesce a vivere alla giornata senza pensare al domani. Odio il suicida, poichè è stato libero di decidere di sè. Odio il falso che riesce a vivere nella menzogna. Odio. Odio. Odio me stesso, io che non riesco ancora a ri-trovarmi.

Ma non riesco ad odiare i vigliacchi, poichè mai ho voluto essere come loro.

martedì 20 ottobre 2009

la sostituzione (il numero 7)

[...] la palla esce in fallo laterale, i giocatori si sistemano bene in campo, il terzino sta per battere la rimessa.. ma vediamo che dalla panchina si muove qualcosa, l'allenatore in piedi chiama una sostituzione.

E' strano, la partita è cominciata da poco, chi sarà ad uscire, e chi entrerà al suo posto ma soprattutto perchè? C'era bisogno di una sotituzione quando la partita è cominciata da poco? Staremo a vedere...

Ecco che viene chiamata la sotituzione, esce il numero 7 e al suo posto entra Dal Bon, il figlio del presidente. Sugli spalti si sente qualche mugugno, mentre in campo, il numero sette, acquistato al mercato di riparazione di gennaio è incredulo. Certo che tatticamente la sostituizione è fuori luogo, ma magari il nostro Dal Bon può dare più copertura, più stabilità alla squadra in un momento come questo.
Ci risulta difficile esultare per questo cambio, visto che l'allenatore ha scelto di inserire un giocatore dalle caratteristiche diverse da come aveva cominciato, però c'è da dire che ne va del futuro della squadra locale.

Prendiamo quindi per buona questa sostituzione e vediamo come si mette ora la partita. Il numero sette esce dal campo, l'allenatore gli dà amichevolmente una pacca sulla spalla, leggiamo il labbiale: - "com'è?".
Il numero sette non risponde e va verso gli spogliatoi, andrà a farsi una doccia che in questo scampolo di partita si è sporcato fin troppo.

Le ostilità riprendono e si va avanti... la linea passa ora a Bergamo.
Qui da Bergamo le squadre si ..[...]

sabato 17 ottobre 2009

Esteban/08

Tocca il caldo afoso di Agosto, se ne bagna a piene mani. La sabbia scotta ma lo rigenera di un umido sonno. Esteban si sveglia sulla spiaggia vestito così come si era addormentato. I bagnanti non fanno caso a lui. Discutono di stelle cadenti e di conti che non tornano. Un pallone ruota tra le sue gambe, rosso con righe gialle. Gli tira un calcio lanciandolo a mare. Esteban avrebbe voluto lanciare se stesso in mare, per andare lontano, il più lontano possibile, per portare il suo animo in un posto sicuro, dove gli occhi di chi ama non invocano pietà.


Non ti vedo da tempo
E non ne sento la mancanza
Combatto contro il caldo
Mi tiene occupato – e la mente non vola
Volava a grandi ali su territori sconosciuti
Amava di una donna di cui ha scordato il nome
Chiara? Era questo il tuo nome?
Ne amo un’altra ma ne conservo il nome, e il volto e i suoi baci
Scosto la sabbia, rugiada mattutina
Ho riperso Esteban, rapito da demoni sconosciuti
Rimetto la benda e ritrovo i miei mondi

venerdì 16 ottobre 2009

alternative

Si aprono inspiegabilmente alternative in una terra che ne offre ben poche, in maniera improvvisa ti dimentichi da dove provenieni. Lasci quel viaggio alle spalle e rileggendo(ti) sembra tutto una farsa, sembra quasi che non sia mai avvenuto.
Mi chiedo se sia giusto dimenticare cosa ti ha spinto fino a qui, il perchè non metti più quell'orechino che tanto ti piaceva e che valenza hanno tutti questi oggetti che ancora conservi, a vista, in questa piccola camera.

Sono entrato per un attimo e mi sono chiesto cosa ci fa la valigia rossa sul comodino, per giunta mai disfatta. E' tempo di rimettere le cose al loro posto? Non spaventarti se sono tante, a ognuna di esse riuscirai a darle un nome.
Hai tanto da fare stamattina, per cui lascia che quel vecchio continui il suo viaggio, lo rincontrerai ancora e salutandolo ti ricorderai che la sua vita è scritta su cartoline conservate in chissà quali scatoloni.

Buongiorno a chi svegliandosi stamattina dirà: "cazzo che freddo che fa!"

mercoledì 14 ottobre 2009

connessioni spazio/temporale

(venerdì notte, ora sconosciuta)

Mi sveglio, indolenzito. La schiena a pezzi. E' ancora venerdì o è sabato? E' ancora notte. Nel letto sudato, il cuore a mille e un magone allo stomaco, mi affanno nel respiro. Voglia di vomitare tutto.
Dolore, dolore alla schiena. Non riesco a muovermi. Ricordo. Un sogno. Caduto da un albero, ero una mela. Accanto a me un uomo, vestito di bianco. Isaac Newton.

E' tutto passato ora, il dolore è svanito ma poi la connessione. In un lampo capisci.
Quel nome, conta. Ho sempre creduto nei nomi.